Have we already lost the war - or only many battles?
Il found footage come dispositivo contro-informativo nel cinema di Jean-Gabriel Périot
Più di vent'anni fa, nel suo cortometraggio 21.04.02 (2002), il regista francese Jean-Gabriel Périot accostava attraverso un montaggio frenetico e studiatissimo centinaia, se non un migliaio, di immagini prelevate da varie fonti mediali della contemporaneità e del passato: televisione, cinema, fotografie sia storiche che private, internet, pubblicità, giornali, riviste, cartoline, archivi storici, libri, dipinti, materiale pornografico, icone religiose e politiche. Un vero e proprio bombardamenti o visivo-culminato nel candidato neofascista Jean-Marie Le Pen, arrivato a sorpresa al ballottaggio delle presidenziali francesi nella data riportata dal titolo del corto - in cui ad immagini del panorama pop occidentale o di tranquilla vita quotidiana si alternano quelle di cadaveri, soldati, e violenza, lasciando una sensazione di stordimento e sopraffazione paragonabile a quella a cui siamo sottoposti ogni giorno dai mass media. E se all'epoca della realizzazione eravamo soltanto al l'inizio di questo infinito rabbit hole, oggi il discorso appare ancora più incisivo, assuefatti da un incessante flusso di contenuti che scorre rapidamente sui nostri piccoli schermi, in cui le fotografie dei bambini palestinesi uccisi dalle bombe di Israele lampeggiano come un flash tra un meme e l'altro. In 21.04.02 sono contenute le coordinate fondamentali del cinema di Périot, che ha fatto - nella sua produzione ventennale di cortometraggi e lungometraggi - del found footage e della post-produzione il principale dispositivo narrativo con cui costruire un'idea di cinema come strumento di interrogazione della storia e pratica contro-informativa. Un lavoro di scavo archeologico di frammenti audiovisivi provenienti da un universo mediale che n o n appartiene soltanto ai canali di comunicazione ufficiale, ma anche e soprattutto agli sguardi privati e sottorappresentati di chi conduce le proprie battaglie lontano dai riflettori. Nel suo ultimo lungometraggio. Facing Darkness (2023), il racconto dell'assedio di Sarajevo è affidato principalmente ai filmati amatoriali girati da alcuni ragazzi che, impegnati a difendere la propria città, scelsero di impugnare la telecamera come arma per combattere la propaganda e rivendicare la propria soggettività oppressa. E in questo senso, dunque, che filmare vuol dire resistere. Lavorando più sul montaggio di immagini passate e presenti che sulla ripresa in prima persona, nel cinema di Périot sopravvive e rivive, con sguardo più critico, lo spirito di quelle pratiche contro-culturali - la video militanza o Guerrilla Television - che negli anni Settanta facevano del video l'ultima personalissima frontiera di dissenso e contestazione delle grandi narrazioni mass-mediali.
Alice Sola
Bridmen Reistene
Gennaio 2026